canzoni abruzzesi

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Nell’album I vuojjie bbene a nonnate sono presenti canzoni tradizionali abruzzesi come Mare maje. Canti appartenuti al popolo che tendono oggi a svanire. Abbiamo cercato di attualizzarli negli arrangiamenti cercando di far giungere questi canti, spesso sconosciuti, anche alle generazioni più giovani.

Qualche giorno fa mi ha contattato Sabine dalla Francia. Atterrata sul mio blog, ha ritrovato dei canti a lei familiari. Lei fa parte di un gruppo vocale di canto a cappella composto da sei donne il cui repertorio si caratterizza da elaborazioni di canti orali provenienti da tutto il mondo.

Principalmente dal mediterraneo, ma la loro ricerca si spinge anche oltre, toccando diverse nazionalità tra cui Corsica, Italia, Andalusia, Grecia, Georgia, i Balcani, la Russia e Taiwan, Polinesia, Louisiana, Sud Africa, Venezuela.

Il nome del gruppo è Ostinata e il loro è un risultato di dieci anni di amicizia e di complicità, dieci anni in cerca di eventi musicali per far conoscere molti linguaggi a volte lontani e poco conosciuti anche dagli abitanti stessi delle popolazioni che adesso vivono nella terra in cui sono nate queste canzoni. Canzoni che nascono dal popolo e che si tramandano per via orale attingendo dalla vita di tutti i giorni, dall’amore, nel lavoro, nella devozione, nel dolore, nella lotta e nell’esilio.

In tutto il loro repertorio di canti del mondo non mancano canzoni abruzzesi, tra cui Mare maje e Addije addije amore. Il primo canto puoi ascoltarlo nel video, dove il loro cantare all’interno di una chiesa acquista un sapore sacro, quello condiviso nell’animo di migliaia di persone nel corso degli anni e che ora, in questo mondo terribilmente globalizzato, sembra destinato a morire. Fortuna che c’è chi intraprende queste traiettorie musicali. Il canto polifonico del gruppo Ostinata.

httpv://www.youtube.com/watch?v=foK8DLOurWA&feature=player_embedded

Franco Morone è un riconosciuto e valido musicista a livello mondiale. Nato a Lanciano, il chitarrista abruzzese padroneggia l’uso della tecnica chitarristica del fingerstyle o fingerpicking qual si voglia, passando dal folk popolare al blues (ma quanto ci piace!).

Franco Morone beppe gambetta fingerstyle

Franco Morone e Beppe Gambetta in concerto

Ho assistito un po’ di tempo fa ad un seminario di Beppe Gambetta il quale, alla fine dell’evento, ci consigliò come esercizio di adattare per solo chitarra (quindi riuscire a fare melodia e accompagnamento insieme con un solo strumento) i canti popolari della nostra regione. Cosa che ho fatto al suo tempo e ho chiaramente poi dimenticato il mio arrangiamento. Beh..il bello sta non solo nell’inventare un arrangiamento, ma anche nel rifarlo quando lo hai dimenticato.

Quello che ricordo bene sono il colore rosso delle scarpe di Gambetta e il costo della sua chitarra personalizzata di cinquemila euro. Ho delle cose in comune, ma un po’ confuse: il colore del mio conto in banca.

Tralasciando questo inutile particolare, credo che il suo consiglio sia condiviso da molti chitarristi fingerstyle, infatti anche Franco Morone ha seguito questa strada, anzi ci ha fatto proprio un cd (Italian Fingerstyle Guitar Cd), in cui chiaramente non potevano mancare dei brani abruzzesi.

Nel video, il primo pezzo del medley proposto è Addije addije amore, anche chiamata Nebbi a la valle, canzone da cui Modugno riprese la melodia riproponendola  come Amara terra mia.

Questa canzone è anche contenuta nel mio cd I vuojjie bbene a nonnate in cui potete ascoltare l’arrangiamento della Sbend nel seguente video:

Per concludere anche una deliziosa Vola vola vola di Franco Morone, contenuta sempre nel suo cd, travata nel mio vagare nella rete ed udibile in questo sito cinese:

http://www.tudou.com/programs/view/FWgK9KWfIRM/

Oggi voglio proporti un video in cui canto un blues unplugged, una canzone del mio repertorio in versione acustica.

Il blues ha avuto su di me un richiamo naturale, è stato come ritrovare un’essenza che da sempre abita nel fondo della mia anima.

Come suggerisce Bob Brozman (chitarrista virtuoso e grande personaggio), anche se può sembrare facile suonare questo genere, un direttore d’orchestra pur essendo un talento, un ottimo musicista, un bravo professionista, difficilmente potrà suonare bene il blues.

Non è solo tecnica, ma ci vuole una determinata spinta emotiva a far vibrare le mani nella maniera giusta.

Cantante e chitarrista blues di montagna

Blues unplugged

Così nella mia seconda esperienza discografica, Spartenze, ho voluto dare un’impronta decisa, ho voluto creare canzoni esprimendomi proprio con il blues .

Una di queste è quella che apre l’album, Remenì. Un brano in cui esprimo la mia felicità di tornare nei miei monti, dove alcune abitudini e alcuni personaggi fanno parte indelebilmente della tua vita. Anche se ho abitato in città o nelle cittadine di mare il mio vero richiamo è sempre stato il mio paese natale, tra le montagne abruzzesi.

Non è il paradiso terrestre, ma non credo di poter trovare altrove un luogo che mia dia tali sembianze. Ogni luogo ha pregi e difetti, bisogna saper scegliere e avere la volontà di scegliere, dove piantare delle radici nella propria vita, a meno che non ci si senta uomini dallo spirito zingaro (e bisogna anche permetterselo e/o saperlo fare).

Per venti anni ho girovagato nel centro Italia, cambiando almeno dieci appartamenti. Adesso sono tornato a casa, canto il mio blues e la mia terra.

«Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.» Pier Paolo Pasolini

Guardare telegiornali è oramai un’attività frustrante.

Seguire le scaramucce partitiche è deprimente e fuorviante.

Il coraggio intellettuale della verità, la televisione mente

Il coraggio intellettuale della verità

Oramai siamo talmente abituati agli scandali che l’indignazione è demodè. La rassegnazione e l’indifferenza sono degli stilisti di alta moda e ogni giorno sfilano modelli di vita poco affascinanti. Persone che non hanno nessun pudore, all’apparenza puliti e cordiali, ma ci vuole poco a sentire il fetore delle loro bugie.

Ognuno di noi, ogni sera prima di andare a dormire, dovrebbe farsi un piccolo esamino di coscienza e chiedersi come ha contribuito a vivere meglio per se e per gli altri in questo posto. Non vi preoccupate non sto predicando, dovrei farlo anch’io allo stesso modo.

Ogni giorno dovrei sforzarmi di capire dove sta la verità, avere il coraggio di rendermi cosciente per quello che mi accade attorno, attivo e presente, perchè nel momento in cui ci stanno raccontando cazzate certi figuri andrebbero inequivocabilmente messi da parte. Però siamo pigri e dimentichiamo facilmente.

Ho provato anch’io a raccontare altre verità da quelle che ci propinano, altri punti di vista, chiamiamoli così. Mi rendo conto che è veramente difficile combattere contro il potere plasmante dei mezzi di comunicazione. Sono potenti e accecanti ed io un piccolo mentecatto insignificante menestrello.

In definitiva c’è poco da ridere, ma una cosa che non riusciranno a togliermi è il sorriso e la consapevolezza di trovare persone che viaggiano sulle mie stesse frequenze.

Ho ripreso il testo della metà del ’900 del Cuculo della Playa e ci ho fatto una canzone abruzzese presente nell’album Spartenze del 2008. Buon ascolto.

Oggi voglio proporti  il viaggio malinconico delle transumanze. Spartenze è il brano che racchiude il significato e il nome di un intero album, uscito nel 2008, dedicato a tutte le persone che hanno lasciato a malincuore la propria terra, proprio come facevano una volta i pastori nelle loro transumanze.

nuove e vecchie transumanze con la chitarra resofonica (dobro)

La chitarra resofonica e il suono delle vecchie transumanze

Quella che vedrai è una registrazione video della canzone Spartenze dove mi accompagno con una chitarra resofonica.  Fin’ora dei tre album all’attivo, questa è l’unica canzone in italiano, dove il dialetto viene fuori soltanto nel ritornello.

Rimasi stupefatto quando il direttore della rivista nazionale Strumenti Musicali rispose al mio invio del cd in redazione. Tra i tanti cd inviati, mi chiamò proprio il direttore Giuseppe “Pippo” Panenero complimentandosi per il lavoro svolto.

Un altro motivo in più per proseguire sulla mia strada, quella in cui incontravo anche ragazzi che incominciavano ad assimilare le canzoni e in alcuni casi finivano addirittura nelle suonerie dei loro cellulari.

Di seguito riporto le parole contenute all’interno del libricino del cd:

“Il termine Spartenza indica il distacco, la partenza dei pastori
che lasciavano il proprio paese per raggiungere località che
offrissero condizioni climatiche più adatte al pascolo delle greggi.
Gran parte degli uomini lasciavano la propria terra a settembre
per ritornare nel mese di maggio.

Oggi sono rimasti pochissimi pastori ed i tratturi sono solo remoti
ricordi. La pastorizia è stata sostituita con altre forme di lavoro,
altri scenari. Qualcosa però, non è cambiato. Infatti le valli
montane non offrono facili opportunità di lavoro costringendo i
giovani a migrare di nuovo: nuove transumanze che spopolano le
comunità alpestri.

Dedico questo album ai protagonisti delle nuove spartenze, a
chiunque nutra un sentimento di malinconia dovuta al distacco, segno
evidente di appartenenza, conservazione e amore per la propria terra

Il testo della canzone

È il sole, il sole che muore

Che ci lascia la luce migliore

Davanti questo lago d’autore

Ondeggia sugl’occhi il colore.

Che strana geometria, la riconosco

Saranno gli angoli di questo posto.

Che sono qua

A contare i ricordi, è settembre

Qualcosa cambierà

E ricorda perché i ricordi non tornano sempre.

Lasse la terra me

(Lascio la mia terrra)

Porte ‘nghe me i turcenielle.

(porto con me le ciambelline)

Pensame, pensame

(Pensami,pensami)

Che quande è maggie revienghe.

(Che quando sarà maggio ritornerò)

È la storia di un giovane pastore

Senza un cane che protegga il suo onore

Lascia una casa forse una moglie

La sua meta stavolta non sono le Puglie.

Il destino disegna questa storia

Geometra del tempo e della memoria

Che sono qua

A contare i ricordi, è settembre

Qualcosa cambierà

E ricorda perché i ricordi non tornano sempre.

Lasse la terra me

(Lascio la mia terrra)

Porte ‘nghe me i turcenielle.

(porto con me le ciambelline)

Pensame, pensame

(Pensami,pensami)

A qua vanna d’ju core te sente.

(in qualche anfratto del cuore ti sento)

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