Cantautore Italiano Biografia

Adriano Tarullo

Cantautore Italiano Adriano Tarullo. Nato il 26 febbraio del 1976 a Scanno. Cresciuto tra gli appennini abruzzesi . Già all’età di tre anni ho licenza di perdermi, infatti vengo avvistato più volte nei vicoli del mio paese.

In definitiva posso definirmi un cantautore italiano, nello specifico un menestrello abruzzese.

Inizio a suonare la chitarra a quindici anni (o giù di lì), cercando di imparare gli accordi disegnati su uno spartito di una canzone di Bob Dylan. Colpa di mio fratello e della sua enciclopedia del Rock De Agostini.  Impugnavo la penna e scarabbocchiavo qualche frase  cercando di raccontare la mia esistenza in qualche verso adolescenziale.  Su suggerimento della “bossa” (mia adorata mamma, come tutte le mamme, orgogliose del proprio figliolo) decido di farmi vivo:

1998– Ho inviato la poesia intitolata “La prima neve” a “Specchio”, rivista allegata al giornale “La Stampa”e fu eletta vincitrice al concorso settimanale per poeti emergenti.

Da lì, ebbi una sorta di abilitazione a scrivere canzoni, ma le cose vanno fatte con calma, non c’è fretta, soprattutto se mancano altri presupposti, quindi dopo un po’, su suggerimento della mia chitarra, decido di trovare un accordo con la mia coscienza:

2004– Autoproduco “Adeguati” una raccolta di brani e presento alcuni brani …

Risulto vincitore del del Premio Letterario Internazionale “Treditre Editori – Città di Avezzano”nella sezione -Poesia nei Testi Musicali (ovvero Canzone D’Autore). Presidente della giuria Paolo Capodacqua. Ospite della serata Peppe Servillo e Fausto Masolella.

Dopo qualche tentativo di partecipazioni a concorsi vari e presenze in ambiti a me poco simpatici decido per un periodo di lasciare la musica per dedicarmi ad altro, ma basta poco tempo per sentire il richiamo della mia amata compagna ed è talmente forte che capisco che non potrò mai più farne a meno. Decido però di seguire quello che più amo, senza compromessi. Quindi imbocco un percorso musicale in cui coniugo versi in dialetto abruzzese a musiche d’oltreoceano.

Sacce cu è ju bblues

2006 – Esce in allegato al giornale “La Foce” l’album dialettale “SACCE CU é JU BBLUES“, contenente nove tracce inedite. Vicende ed ironie popolari al ritmo del folk-blues. Il titolo dell’album viene fornito dalla risposta di mio padre alla domanda “Papà secondo te che cos’è il blues?” (il significato del titolo dell’album è “che ne so io che cos’è il blues”). In quest’album ci sono pezzi anche completamente suonati da solo. Suono chitarre, basso, tastiere, canto, ballo(?). Ma ci sono anche delle ottime partecipazioni a partire da mia madre, che lancia  il pezzo “Povera fijja me” e mi accompagna nel coro e anche dai miei fidati musicisti che arricchiscono il suond delle canzoni. Alcune canzoni finiscono anche sull’emittente radiofonica della Rai Radio 1 e ciò mi ha spronato ad andare avanti nel mio folle progetto iniziato quasi per scherzo, in cui dichiaro l’amore per la mia terra e per le sonorità folk-blues statunitensi. Curiosa e simpatica è la copertina dell’album, in cui Concetta, allora a 87 anni, indossa la mia stratocaster e simula divertita un assolo di montagna, mentre io me la spasso alla grande. Pace all’anima sua.

 

 

2008 SPARTENZE – 12 tracce, di cui 11 inedite e un riadattamento di Scura Maje, antico canto abruzzese. L’impronta della band si fa sentire, il suono dell’album si colora di un blu elettrico.  Nell’album si evince un parallelismo tra le vecchie emigrazioni dei pastori e i giovani abitanti delle montagne, entrambi costretti a seguire il flusso migratorio in cerca di lavoro altrove. Il sunto dell’album è riconducibile alla traccia omonima, Spartenze,  che è l’unica canzone dell’album cantata in italiano, pur conservando il ritornello in dialetto. Rispetto al primo album, questo punta su sonorità più blues e spunta decisamente la vena malinconica del cantautore.

Si delinea nel frattempo un progetto di musica dal vivo in cui mi accompagnano alla sezione ritmica un eccellente Mauro D’Antonio alla batteria, Francesco Di Vitto al basso (polistrumentista dalla memoria infallibile) e l’ingegnere Corrado Pagliari alla chitarra e armonica (chitarrista dall’esperienza ventennale).

 

 

2010I VUOJJIE BBENE A NONNATE – A differenza dei precedenti album , questo non contiene inediti. Le undici tracce in esso contenute (Tutte le fundanelle, L’acquabbelle, A core a core, E passa l’anne e passa, Addije addije amore, I vuojje bbene a nonnate, Lache de Scanne nuostre, La chezetta, Nanne, La spartenza, Mara maje), infatti, sono rivisitazioni di brani tradizionali anonimi e di brani di autori abruzzesi dei primi anni del 1900. Queste canzoni, solitamente cantate da cori, sono state reinterpretate in una veste più moderna, utilizzando diversi generi musicali (country, swing, bossanova etc.) e mantenendo un sound acustico, impreziosito  da vari strumenti come il banjo, il mandolino, il violino, il sax e addirittura canti armonici. Nella copertina risalta in primo piano una chitarra d’altri tempi, strumento fondamentale nell’ambito culinario abruzzese, adibito alla creazione de i maccheroni e sullo sfondo, oltre la porta della tradizione, statuaria emerge una elegante chitarra elettrica, strumento necessario per dare nuovi sapori alla cultura popolare.

Dal vivo la formazione si allarga fino ad arrivare a sette elementi. Viene concepita l’Adriano Tarullo Sbend che rinuncia al genitivo sassone per dare spazio a quello abruzzese.

Se non mi conoscete, spero di incontrarvi in un pub, mentre sorseggiate la vostra birra e con sguardo perplesso cercate di ricordare dove avete sentito quel pezzo che riempie il locale.”….forse l’ho sentito da internet..mmhh..forse sì…eppure questo che canta devo averlo visto da qualche parte…mmhh…boh….sarà la birra..”

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