Downshifting: dal caos della città alla vita di paese

Leggendo il libro “La signora delle erbe” mi sono soffermato con piacevole gratitudine al capitolo “Vita di Paese”, un chiaro esempio di downshifting. Per i più maliziosi ci tengo a precisare che il titolo non allude a nessuna pianta proibita, ma è il nomignolo che si è simpaticamente appioppata la scrittrice Laura Rangoni, che ha deciso di trasferirsi da Milano a Biello , un paesino di 65 anime nella Val Brembana.

Ci vuole coraggio direte voi, ma la protagonista di questa avventura vuole energicamente far capire il contrario. Lo fa con estremo realismo, anche demolendo le visioni retoriche dei finti invidiosi che immaginano che la vita in montagna sia “un angolo dell’Arcadia dove i pastorelli sono felici e non ci sono merde di vacca sui prati, percorsi con passo leggero da ninfe e poeti.”

Lontano dai frastuoni cittadini, dai semafori, dai tram,dai clacson l’entusiasta emigrante si è subito adattata alla velocità dei ritmi montani piantando rose, seminando l’orto, volendo un pollaio e comprando la legna. Ha capito che l’insalatina novella non si può avere a gennaio e le uova a Natale, ma è la natura che detta i tempi.

vita di paese

Vita di paese

La vita di paese non è il paradiso terrestre, perché “l’isola felice è quella che non c’è di Peter Pan”, eppure scopre sentimenti estranei alla metropoli. Si ha il piacere di salutare le persone che si incontrano, “paradossalmente, si ha l’opportunità di non essere isolati, ci si saluta tutti, anche se non ci si conosce, ci si ferma a parlare, anche solo un attimo, senza la frenesia di rimettersi subito in moto”. Si ha il piacere del volersi bene, una cosa che gli anziani gli ricordano: “ una volta eravamo tutti più ignoranti, ma la gente si voleva bene”.

Vivendo in montagna giunge a una verità che gli scuote la coscienza: “ho perso troppi anni a dar retta a false filosofie, a correre dietro ai miti della nostra generazione, il lavoro fisso, la bella casa, la macchina potente, le vacanze in luoghi di villeggiatura famosi, rinunciando alla libertà, consentendo alle illusioni del benessere materiale di divorare la nostra capacità di sentire la vita con autenticità, con semplicità.”

Questo sentimento di ritorno, l’ho potuto afferrare anche in alcuni documentari in cui si raccontavano storie di downshifting come l’esempio sopra citato o di persone che scelgono di vivere in montagna inventandosi un proprio lavoro, decidendo di propria volontà di condurre una vita a contatto con la natura e con gli animali.

Queste motivazioni si formano sicuramente attraverso un’esperienza di vita e di lavoro tali da indurre queste persone alla repulsione di certi meccanismi consumistici ormai consolidati da questo tipo di società, abitudini e automatismi che diamo fin troppo per scontati. Mi sembra ben diverso l’atteggiamento della maggior parte delle persone che già vive abitualmente in montagna.  Si cerca sempre di più di allontanarsi da quello è il proprio ambiente circostante e quella che è stata la cultura del proprio popolo. Forse per andare davvero avanti dovremmo fare qualche passo indietro, c’è tanto da imparare.

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  1. Giovanni’s avatar

    Bell’articolo! Adesso dal downshift passiamo al donwload della canzone!!!:-)

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