Pier Paolo Pasolini – Supplica a mia madre

Ho deciso di partecipare ad un concorso, cosa che non faccio solitamente, almeno negli ultimi sei, sette anni. Ma a stuzzicare la voglia di partecipare era la sezione del premio dedicata a Musicare i poeti.

 

 

 

Pier Paolo Pasolini - Supplica a mia madre

Pier Paolo Pasolini - Supplica a mia madre

 

 

Si tratta del Premio Lunezia in cui, oltre alle sezioni per cantautori, band e autori di testi che presentano opere originali, c’è appunto quest’anno la sezione in cui si deve musicare il testo di Pier Paolo Pasolini “Supplica a mia madre“. Credo di aver fatto un buon lavoro e proprio oggi ho spedito l’occorrente per partecipare.

Ho già avuto modo in uno specifico appuntamento di musicare i testi di Pasolini, ma si trattava di una serata live. Inoltre non cantavo le sue poesie, ma semplicemente suonavo la mia chitarra accompagnando i suoi testi letti e raccontati dal poeta e pittore Silvio Parrello, detto “Er Pecetto”, amico d’infanzia di Pasolini e protagonista del romanzo “Ragazzi di vita”.

L’idea di dover gareggiare non mi piace: la musica non è una sfida, ma l’idea di musicare Pasolini mi ha subito stuzzicato ed essere riconosciuto come valido compositore e arrangiatore non mi dispiacerebbe affatto. Qualora non venissi preso in considerazione dalla giuria, avrò il piacere di farti ascoltare il brano, così sarai tu a darmi un parere. Spero solo che Pasolini non si incazzi da lassù.

Per il momento ti lascio il testo della poesia.

 

 

 

 

 

 

 

Supplica a mia madre

E’ difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata

alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame

d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu

sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso

alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,

l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione

di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.

Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

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