Il vento fa il suo giro

Ieri ,dopo almeno tre mesi di digiuno, ho visto un film. Ho visto un bel film:  Il vento fa il suo giro. Un film per nulla scontato da cui prendere spunti interessanti. Il titolo riprende un proverbio occitano con il quale si vorrebbe dire che prima o poi tutto ritorna. La storia è ambientata nella Valle Maira, una delle valli occitane della Provincia di Cuneo.

il vento fa il suo giro

Il vento fa il suo giro

Un ex insegnante francese ha deciso di cambiare vita, perchè ha voglia di sentirsi libero. Lo fa diventando un pastore, producendo formaggio dalle sue capre. Insieme alla moglie e tre figli fugge dalla Francia perchè (guarda caso) stanno installando centrali nucleari e trova rifugio in un paese di montagna ormai spopolato, come tanti paesi di tutta l’Italia. Molte abitazioni sono  vuote, seconde case che si riempono solo un mese l’anno per le vacanze.

Il film si concentra nella difficoltà di questa famiglia straniera ad inserirsi nella piccola comunità, popolata per di più da anziani, che inizialmente si sforzano di accoglierlo, sotto la pressione del sindaco che intravede nel nuovo arrivato lo stimolo per altri giovani a ripopolare il paese. In un momento del film, la moglie del pastore si meraviglia di come gli italiani siano fin troppo cortesi, come l’accoglienza con una fiaccolata al suo arrivo e poi nutrano dei sentimenti di invidia e di rabbia nei loro confronti, nei confronti del diverso. Diverso perchè fa il pastore. Un mestiere dimenticato che fino a poco tempo fa era quello che reggeva il sistema economico del paese. Il pastore che puzza, che ha una bella moglie, che ha la capra che calpesta le proprietà abbandonate, che mangia le rose del bel giardino del vicino. Tutti però mangiano il buon formaggio, anche i villeggianti, schiavi della loro società consumistica, che arrivano a offrire anche un sacco con i vestiti usati perchè credono di avere una vita migliore tanto da considerare i pastori degli uomini in difficoltà.

Si sta perdendo il contatto con la natura, da dove proveniamo,  l’humus sotto i nostri piedi. Stiamo spendendo energie in direzioni che non ci appartengono. La cultura è fatta dalla gente che vive insieme, che lavora per vivere meglio. Stiamo distruggendo la nostra cultura per omologarci ad un sistema che ci rende frustrati, repressi, soli, dentro le auto, dentro le case, dentro le fabbriche dei desideri. Stanno minacciando la tua sicurezza, perchè tu rimanga aggrappato sempre di più a quello che hai e rimanga lontano a quello che sei.

Guardate questo film.

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