Tra nuove e vecchie transumanze

Oggi voglio proporti  il viaggio malinconico delle transumanze. Spartenze è il brano che racchiude il significato e il nome di un intero album, uscito nel 2008, dedicato a tutte le persone che hanno lasciato a malincuore la propria terra, proprio come facevano una volta i pastori nelle loro transumanze.

nuove e vecchie transumanze con la chitarra resofonica (dobro)

La chitarra resofonica e il suono delle vecchie transumanze

Quella che vedrai è una registrazione video della canzone Spartenze dove mi accompagno con una chitarra resofonica.  Fin’ora dei tre album all’attivo, questa è l’unica canzone in italiano, dove il dialetto viene fuori soltanto nel ritornello.

Rimasi stupefatto quando il direttore della rivista nazionale Strumenti Musicali rispose al mio invio del cd in redazione. Tra i tanti cd inviati, mi chiamò proprio il direttore Giuseppe “Pippo” Panenero complimentandosi per il lavoro svolto.

Un altro motivo in più per proseguire sulla mia strada, quella in cui incontravo anche ragazzi che incominciavano ad assimilare le canzoni e in alcuni casi finivano addirittura nelle suonerie dei loro cellulari.

Di seguito riporto le parole contenute all’interno del libricino del cd:

“Il termine Spartenza indica il distacco, la partenza dei pastori
che lasciavano il proprio paese per raggiungere località che
offrissero condizioni climatiche più adatte al pascolo delle greggi.
Gran parte degli uomini lasciavano la propria terra a settembre
per ritornare nel mese di maggio.

Oggi sono rimasti pochissimi pastori ed i tratturi sono solo remoti
ricordi. La pastorizia è stata sostituita con altre forme di lavoro,
altri scenari. Qualcosa però, non è cambiato. Infatti le valli
montane non offrono facili opportunità di lavoro costringendo i
giovani a migrare di nuovo: nuove transumanze che spopolano le
comunità alpestri.

Dedico questo album ai protagonisti delle nuove spartenze, a
chiunque nutra un sentimento di malinconia dovuta al distacco, segno
evidente di appartenenza, conservazione e amore per la propria terra

Il testo della canzone

È il sole, il sole che muore

Che ci lascia la luce migliore

Davanti questo lago d’autore

Ondeggia sugl’occhi il colore.

Che strana geometria, la riconosco

Saranno gli angoli di questo posto.

Che sono qua

A contare i ricordi, è settembre

Qualcosa cambierà

E ricorda perché i ricordi non tornano sempre.

Lasse la terra me

(Lascio la mia terrra)

Porte ‘nghe me i turcenielle.

(porto con me le ciambelline)

Pensame, pensame

(Pensami,pensami)

Che quande è maggie revienghe.

(Che quando sarà maggio ritornerò)

È la storia di un giovane pastore

Senza un cane che protegga il suo onore

Lascia una casa forse una moglie

La sua meta stavolta non sono le Puglie.

Il destino disegna questa storia

Geometra del tempo e della memoria

Che sono qua

A contare i ricordi, è settembre

Qualcosa cambierà

E ricorda perché i ricordi non tornano sempre.

Lasse la terra me

(Lascio la mia terrra)

Porte ‘nghe me i turcenielle.

(porto con me le ciambelline)

Pensame, pensame

(Pensami,pensami)

A qua vanna d’ju core te sente.

(in qualche anfratto del cuore ti sento)

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  1. max’s avatar

    Sono un musicista dilettante che suona la chitarra da 35 anni. compositore.
    ho sentito i tuou brani. mi piacciono i testi, ma quando li canti sei troppo impostato alla De Gregori. Troppo. TRova un modulo espressivo piu’ originale.
    Sono stato un grande amico di un grande chitarrista acustico tuo conterraneo. Ivan Graziani. Mi parlava sempre di un barbiere di Teramo che gli insegno’ il suono della chitarra popolare. Tornare alla radice popolare e alle sonorita’ popolaRI rivisitate in chiave moderna potrebbe rappresentare la vera novità.
    Ciao Massimo (Roma)

    Rispondi

    1. menestrello’s avatar

      Ciao Max, grazie per la tua attenzione e per il tuo consiglio. Ti posso assicurare che la mia non è un’emulazione, potrebbe sicuramente far ricordare De Gregori, ma presumo che questo modo di cantare e suonare sia scaturita da un’influenza musicale dovuta all’ascolto di stessi stili, generi e cantautori d’ oltreoceano.

      Conosco le canzoni popolari e conosco anche il modo di cantare che avevano i nostri avi. Un modo che oggi si è perso, ma che fortunatamente qualche gruppo locale sta riprendendo e sta curando l’opera di ricerca storica di molte canzoni tradizionali, spesso non conosciute dalle persone che vivono in Abruzzo. Ti consiglio di cercare il gruppo Discanto di Sulmona.

      Il mio intento non è questo, ma conservare una mia identità musicale, pur riproponendo canzoni tradizionali abruzzesi rivisitate e attualizzate e canzoni inedite da me composte in versi dilettali. Puoi ascoltare qualche brano a proposito di rivisitazioni da questi due link:
      http://www.youtube.com/watch?v=W5-d2S7quqw (addije addije amore)
      http://www.canzoniabruzzesi.com/2011/11/01/il-videoclip-di-uno-dei-piu-famosi-canti-popolari-abruzzesi/ (videoclip con canzone tradizionale abruzzese)

      Per quanto riguarda Graziani, mi fa molto piacere che tu sia stato un suo amico e che lo stia ricordando con questo ottimo aneddoto. Puoi ascoltare una nostra cover in cui gli dedichiamo un medley. Lui era un chitarrista acustico, ma anche un’ottima mano con la chitarra elettrica. Non è un caso se abbiamo riproposto alcuni suoi brani rock (e qui la voce non è certo De Gregoriana…):
      http://www.canzoniabruzzesi.com/2011/02/25/ivan-graziani-un-cantante-e-chitarrista-abruzzese/

      Grazie ancora per il consiglio
      A presto
      Adriano

      Rispondi

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