I gruppi musicali preferiscono essere cover band

Gli organizzatori di eventi hanno un debole per le cover band o tribute band se preferite. Se io fossi un artista acclamato e ci fossero delle cover band che facessero riferimento a me non so fino a che punto sarei felice di essere scopiazzato.

Tra i dieci e i quattordici anni, mi divertivo facendo imitazioni, riscuotendo sorrisi e applausi tra gli amici e conoscenti che ripetevano “dai,faccelo ancora!”. I personaggi svariavano dai comici televisivi al più gettonato dei cantanti, il molleggiato. Guarda caso avevo il suo stesso nome e pian piano il suo cognome diventava anche il mio. Questa cosa non mi piacque. Ebbi un rifiuto, una sensazione di perdita, di sottrazione di una mia identità. Volevo essere me stesso e nessun altro, necessitavo di una mia personalità, di un mio percorso. Smisi di fare le imitazioni.

Oggi nel panorama musicale si sente spesso parlare di cover band. Ho amici che suonano nelle cover band. Stesse movenze, identici arrangiamenti, stesso look, zero personalità artistica. Tutto è più facile, le canzoni sono conosciute, non c’è nessuno sforzo, è come copiare a scuola, non c’è nemmeno la necessità di essere dannatamente bravi, perché la vera forza sta nel presentare canzoni già note, canzoni da cantare insieme. Se da parte dei musicisti c’è una mancanza di iniziativa artistica, dall’altra c’è un popolo di ascoltatori che delega i propri interessi musicali ad un sistema discografico che tende a proporre i soliti noti, motivando i musicisti ad esibirsi nelle cover band, che hanno una risposta immediata da parte del pubblico. Si è persa l’educazione all’ascolto, all’approfondimento musicale. Ho sentito delle persone commentare negativamente delle rivisitazioni di brani famosi, a prescindere dalla fattura dell’interpretazione, rivestendo la canzone originale di intoccabile sacralità. Questi di certo, non conoscono alcune cover (brani reinterpretati) di jazzisti, dove a malapena si riesce a riconoscere il brano originale. Una cover  può piacere o meno, ma l’idea di non poter personalizzare il brano a priori, denota una mancanza di sensibilità musicale. Gli stessi autori di canzoni tendono a cambiare arrangiamento nelle loro performance e anche lì, ci sono ascoltatori che gridano allo scandalo “ma non è come nel disco!”. Poi c’è chi nei live, non solo non cambia arrangiamento, ma ripropone musica in playback, ma questo tasto dolente lasciamolo stare.

Vorrei fare un invito alle cover band, spronandole a non sottovalutare le proprie doti artistiche, cercando di giungere ad una maturità artistica seguendo un proprio percorso musicale, magari presentando dei tributi (del tutto esclusivi, con un proprio punto di vista) ai musicisti più famosi, ma mai mettendosi da parte, rischiando di essere solo delle brutte copie di qualcun altro.

Un invito vorrei farlo anche agli ascoltatori che senza musica non ci sanno stare: non limitatevi a seguire soltanto i grandi network che tanto ci tengono a passare solo i grandi successi, ma scovateli voi (oggi abbiamo internet), ci sono tanti, ma tanti musicisti bravi in giro, sommersi e non presi in considerazione. Non fatevi imboccare e decidete voi quale sia il vostro successo radiofonico.

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